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QUESTA SCUOLA NON E' UN'AZIENDA. I RACCONTI DEL PROF.BINGO, Pendragon 2006.
di Vittorio Vandelli on martedì 13 novembre 2007



BIOBIBLIOGRAFIA

Vittorio Vandelli (Modena, 10.12.56) insegna lingua e letteratura inglese in un liceo linguistico.
Agli inizi degli anni 80 si laurea in letteratura anglo-americana presso l’università di Bologna con una tesi su Raymond Chandler. Dagli anni 90 Vandelli si dedica a varie attività culturali. Traduce Strabwrry Fields (Giunti, 95), e La Grande Storia dei Beatles (Giunti, 96). Tiene corsi di letteratura americana, in particolare sul poliziesco e il cinema hollywoodiano, per scuole, comuni e enti dell’Emilia-Romagna. Fa inoltre per gli stessi enti conferenze-spettacolo, cura CDs e video su musica popolare e letteratura americana, collaborando con Guido Fink, Alessandro Portelli, Franco La Polla e altri specialisti. Ad esempio, cura la trasmissione radiofonica Woody Guthrie a ternt’anni dalla morte (RAI 3, 97), collabora al volume Twice Told Tales: rapporti tra letteratura e canzone nella cultura nordamericana (Comune di Modena, ’99) e alla colonna sonora per la lettura radiofonica di Furore di Steinbeck che A. Baricco fa per RAI 3 nel ’97. Dalla primavera 2004 Vandelli ha una sua rubrica online sul sito della Gilda degli Insegnanti (www.gildamo.it) nella quale compaiono “pillole” satiriche sul mondo della scuola. Dal 2007 fa parte del Centro Studi Gilda occupandosi del progetto ‘cultura e istruzione’. Di prossima pubblicazione on line ‘Ex Cattedra 2007/08 – iper-diario illustrato lungo un anno del prof Bingo, in cui, oltre a nuove ‘pillole’ in tempo reale, ci sarà anche una sezione di recensioni e percorsi di lettura di opere di insegnanti-narratori contemporanei
.


PARLIAMO DEL MONDO DELLA SCUOLA.
Libri consigliati per aprire un dibattito sulla scuola, per chi la ama e la pratica e per chi la critica e la subisce.
Il professor Bingo, alter ego dell' autore e già noto al pubblico, è un professore di Letteratura inglese di Scuola superiore, alle prese con gli odierni studenti, colleghi e genitori e spesso con loro in aperto o simulato contrasto. L' insegnante, "scomodo, maldestro, sradicato, inflessibile e contestatore" nota con desolazione quanto il progressivo "aziendalizzarsi" della scuola con la sua miriade di "progetti speciali" ad uso e consumo dei "fruitori" dei medesimi, vada continuamente ad impoverire ciò che gli insegnanti trasmettono e ciò che gli studenti apprendono in un circolo vizioso all' infinito, che ha come meta finale l' ignoranza e forse l' ignominia di gran parte dell' intero sistema scuola.

I racconti, di tono satirico e a volte surreale, si colorano spesso di tristezza dalla quale si avverte che il mestiere, in realtà molto amato, del professore deve dedicarsi troppe volte a tutt' altro e tutt' altro ancora troppo spesso esigono i presidi quasi sempre burocrati improvvisati e le famiglie dedite unicamente all' apparire dei loro figlioli più che all' essere di una faticosa, sudata e sempre difficile da conseguire vera e vissuta cultura.

Il libro davvero intelligente e brioso di Vittorio Vandelli, professore modenese di Letteratura e Civiltà inglese, va ad aggiungersi ad un già cospicuo numero di opere che trattano dello stesso tema, la scuola e la sua pseudo-modernizzazione in epoca di globalizzazione di tutto e di tutti, fino al non riconoscimento secondo gli autori menzionati, di ciò che si è.

Recensione redatta dalla Libreria dei Contrari -Vignola Modena


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Commenti ...
adige | 16/11/07

Commenti: 38

Registrato:28/10/06

Insegnanti, eroi quotidiani spesso invisibili! Da tempo non intervengo ma vi leggo...permettetemi di girarvi l'ennesima preziosa testimonianza a conferma di quanto sopra.

Anna Di Gennaro

[edscuola] L'orrore
Spedito: 15/11/2007 23.24

E' successo nella mia città, il 31 ottobre, il giorno prima delle
vacanze. Una ragazza marocchina dell'Istituto d'arte Venturi arriva tardi in stazione delle Corriere. Abita nella Bassa modenese. Vede la sua corriera partire. Non puo' aspettare quella che partira' un'ora dopo. Al Venturi si fanno 40 ore settimanali. Troppe. Correre, correre...per raggiungere quella maledetta corriera che sta svoltando verso il piazzale d'uscita. La raggiunge. Scivola. Finisce sotto le
ruote motrici posteriori. L'autista non se ne accorge. Alcune mie alunne marocchine e non del Cattaneo, sono sue amiche, vedono Sara Hamid spappolarsi il cervello. Basma, che era presente, me lo racconta
singhiozzando. Altri testimoni filmano la scena, aggiunge
scandalizzata Al rientro dalla mia gita a Roma, Matteo, molto bravo e responsabile, un ragazzo d'oro, mi racconta che vuole organizzare un incontro fra i rappresentanti di classe perche', dice, sui cellulari girano filmati tremendi della ragazza stritolata. Passano alcuni giorni e la notizia esce su Repubblica, in prima pagina. La leggo in classe. Il Preside del Venturi , che ha denunciato il caso, dice che noi, come insegnati, abbiamo fallito, perche' non siamo piu'
considerati maestri o modelli dagli alunni ma solo "tecnici" (bella scoperta); peccato che lui, preside e gli altri come lui, e tutta una pedagogia alla moda che ci perseguita, da Berlinguer in poi, abbiano cercato di convincerci che siamo, appunto dei tecnici. E sulle liste,
come questa, si leggono interventi tecnici.

E allora? Allora niente. Stiamo tranquilli, noi "tecnici" o "maestri"non c'entriamo un cazzo. I presidi, si sa, come i ministri, come i docenti, sono pagati per il flatus voci quotidiano con cui si guadagnano la pagnotta. Ripetono, ripetiamo, che la scuola puo’ tutto.
Poveri guitti che siamo al servizio di un sistema che ci propina ogni giorno la realtà e la violenza come uno spettacolo da consumare, da filmare, da rappresentare, allontanandoci dai fatti. E allora. Primo
fatto: una ragazza muore sotto le ruote di una corriera che avrebbe dovuto portarla a casa. Secondo fatto: alcuni coetanei la riprendono, godendo dello spettacolo (per loro non reale ma virtuale, secondo
l’educazione ricevuta). Altri piangono. Terzo fatto: i giornali, su denuncia del preside in carriera, fanno il loro solito lavoro sporco: la condizione giovanile, il disagio, i genitori separati (e' sempre colpa dei genitori separati), generalizzano, banalizzano come sempre.
A me rimane il dubbio che i ragazzi che mandano il filmato
dell'orrore su Internet siano figli nostri. Figli della nostra
scemenza. Facciamo schifo, se permettete. Facciamo, ho detto. Mi considero il primo della lista, Davvero. Un caro saluto. Marino




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